La scuola è sempre meno buona. Ciao Simonetta…

“’Una scuola può tutto’ diceva… e nella scuola di Simonetta tutto era possibile. Per lei chi decideva di fare l’insegnante doveva farlo come una vocazione, non si poteva fare come un mestiere normale, senza una visione della società, senza capire cosa c’è dietro le cose… e in un mondo dove stanno tutti con l’orologio a guardare l’ora, lei lavorava senza orario, teneva la scuola aperta la mattina, il pomeriggio, la notte, in un clima di assemblea permanente con le colleghe, i genitori, i bambini. Per lavorare bene ci voleva l’atmosfera giusta e ogni mese, ogni settimana, organizzava feste, cene, raccolte fondi per bambini pakistani, film, presentazioni di libri, spettacoli teatrali, manifestazioni, tutti eventi collettivi a cui partecipava dall’inizio alla fine, che si facevano in ‘buca’, nell’aula magna della scuola e che plasmavano la comunità. ‘Tu che sai fare?’ chiedeva a chi entrava all’Iqbal Masih, ‘Internet? vieni a fare internet! Tu? Chitarra? Fai chitarra. Tu parli inglese? Tu arabo? Tu rap?’. Lei valorizzava le competenze, dava spazio a tutti ed esaltava il meglio di ognuno”.

(Tratto dal bel ricordo scritto da Militant A degli ‘Assalti Frontali, leggibile integralmente qui)

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